per i ruoli sotto i riflettori, i più grandi attaccanti come i più celebri condottieri del passato, quali pippo baudo o emanuele sabaudo, il destino è quello di essere i più esposti ai mutevoli venti della gloria, delle imprevedibili passioni del popolo, pronto a mettere la mano sul fuoco, ma solo per sentire se la griglia era pronta. dagli altari alla polvere, dalle stelle alle stalle, sic transit gloria mundi, tanto più in alto si sale tanto più dolorosa sarà la caduta ecc. ecc. ecc.
è una situazione paradigmatica, ben nota ai cesari, ai napoleoni, ai craxi della storia. con in più il tipico trasporto smodato ed eccessivo tutto italico, la convinzione che ci si possa affidare, vite e destini propri e dei parenti più prossimi tutti, all'uomo della provvidenza, la salvezza incarnata, scesa in terra come unica possibile soluzione a tutti i mali di questo mondo. con buona pace delle responsabillità individuali.
per qualche tempo il sogno dura, una congiuntura felice, anche un'effettiva adeguatezza al ruolo dell'interessato, consentono di rafforzare la percezione della unicità e della giustezza della scelta, esacerbando le convinzioni fanatiche dei sostenitori.
ma il mondo non rimane sempre uguale a se stesso, le fortune sono transitorie anche per i più sfacciati gastoni del quartierino ed è allora che il cuore troppo gonfio della folla innamorata si spacca, scoprendo sotto un guscio di stucchevole glassa un insospettabile contenuto di ribollente bile. che forse è quella bile che avrebbe dovuto con misura riservare per se ed il proprio destino, piuttosto che farne scorta in caso di fallimento altrui, come a tutela di una fiducia più o meno inconsciamente mal riposta.
curiosamente il percorso logico si applica senza grosse discrepanze ad ogni tipo di figura degna di fama e successo: lo spregiudicato capitano d'industria, il politico alla guida dello stato, il cantante da 13 milioni di copie vendute, il grande campione sportivo e a tutte quelle figure pubbliche cui si attribuiscono doti sovrumane e salvifiche.
come diceva il grande bracardi, l'uomo è una bestia e, parafrasando, anche il più sublime degli artisti prima o poi deve andare in bagno.
è per questo che non mi strapperò le vesti per la partenza del numero 9 del deportivo cabrones già cocabamba. nè mi unirò alla montante polemica relativa ad un'inadeguata espressione di gratitudine nei sui confronti. nè penserò - nè ho mai pensato - che naxo fosse di volta in volta la salvezza o la rovina del deportivo. egli ha come tutti i suoi compagni delle indiscutibili doti e degli evidenti limiti, qualche sera ha avuto più pudore degli uni, altre degl'altri. un ciclo si conclude, si usa dire in questi casi, ma nulla vieta che in futuro se ne riapra uno nuovo, altrettanto fortunato. gianfranco zola ha chiuso la carriera a cagliari.
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