Era un calcio che si prendeva molto meno sul serio, quello di Ferruccio Valcareggi. Un calcio in cui ognuno stava al suo posto, snobbato dagli intellettuali e veramente raccontato, puro, quasi infantile e diviso tra la scuola dei difensivisti del nord -brera- e degli offensivisti della scuola napoletana -ghirelli-, che si sfidavano a colpi di titoli sulle colonne dei giornali. Era un calcio in cui i Coreani erano ridolini, veloci e frenetici nel gioco come gli attori delle comiche. Era stata di valcareggi quella definizione sciagurata: 0-1 con la corea del nord, italia a casa. Correva il 1966. Seppe riscattarsi, Valcareggi, che non era un tecnico innovatore ma uomo onesto e rigoroso; vinse gli europei in casa, nel 1968, Riva imprendibile e Pietruzzu Anastasi al limite della maggiore età, là davanti. A Messico '70 guidò la prima nazionale a colori, l'altalena nel 4-3 sulla Germania all'Atzeca, la partita
più bella del secolo. Per risolvere il dualismo che aveva diviso il paese, quello tra Mazzola e Rivera, inventò la staffetta, il cambio tra primo e secondo tempo, a cui, secondo molti che non gli perdonano i soli sei minuti di Rivera nella finale, andava imputata la sconfitta contro il Brasile di Pelè. Echi da un calcio davvero diverso. Detto questo, ci manca molto. Gianfranco Zigoni, il calciatore ribelle egli anni '7o, è stato giocatore di Valcareggi a Verona ."Il ricordo più bello è che mi faceva fare il cazzo che volevo. Però quando mi diceva Zigo, oggi devi farmi vincere, gli davo tutto, anche il cuore. Meritava, era una persona intelligentissima, ci capiva, era un padre per tutti noi. Mi spiace molto, davvero."
giovedì, novembre 24, 2005
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